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Di Manuela Zardo e Hellmuth Zwecker Abbiamo cominciato ad appassionarci di vino scrivendo articoli e libri sulla gastronomia italiana. Per trovare i ristoranti migliori delle regioni che visitavamo, andavamo prima dai produttori dei vini che reputavamo più interessanti e gli chiedevamo in quali ristoranti si potessero bere. Così sono nate grandi e profonde amicizie con persone che, con pazienza e serietà, ci hanno introdotto nel mondo del vino, contaminandoci con il bacillo della loro passione. Abbiamo cercato e fortemente voluto il nostro Luogo in Umbria, l’abbiamo amato fin da subito per il suo fascino discreto, per l’atmosfera campagnola del piccolo borgo di 200 anime vicino al quale è situato, per la gente semplice, ma schietta e diretta che lo abita, per il loro modo di condividere il nostro entusiasmo. Prima per la ristrutturazione della casa, che abbiamo voluto mantenere il più possibile com’era, poi per l’impianto del vigneto, che ha suscitato accese discussioni. Sulla longevità dei pali di castagno per esempio, che forse non dureranno cent’anni come quelli di cemento, ma ci rendono felici ogni volta che li guardiamo. Oppure sulla densità dell’impianto, inusuale da queste parti. O sulla scelta dell’agronomo piemontese, che all’inizio veniva guardato con sospetto, ma che adesso tutti accettano e stimano. Le viti, piantate nella primavera del 2005, stanno prosperando sui nostri terreni sabbiosi e vulcanici, ben esposti e ben ventilati. Terra particolarmente vocata, come già sapeva Papa Paolo III che considerava i vini rossi che vi si producevano già allora "perfettissimi sia per il verno, quanto per la state" e ne faceva portare a Roma grandi quantità. A parte le amorevoli cure di Aldo, che dedica ai vigneti tutto il suo tempo con grande spirito di abnegazione, non gli facciamo granché, non vogliamo e neanche potremmo. Siamo in zona di tutela ambientale assoluta, sopra una fonte di acqua minerale. La nostra cantina d’invecchiamento è spettacolare, scavata in un cunicolo di tufo che ricorda le vecchie tombe etrusche. Niente di raro da queste parti, nel cuore dell’antica Etruria. La temperatura e il grado di umidità sono ideali per ospitare tonneaux e barriques in rovere francese, dove il vino può maturare in condizioni privilegiate. A questa parte antica, che la mano dell’uomo e il tempo hanno creato da soli, abbiamo affiancato nello scorso anno una moderna cantina di vinificazione, con tutti gli standard necessari per produrre al giorno d’oggi un vino in grado di competere con i più alti standard qualitativi internazionali. Il nostro primo vino, in commercio dall’autunno 2009, si chiama Sucano, come il nostro borgo in antichi documenti. L'annata è il 2007. E’ un rosso con forte prevalenza di cabernet franc (v. scheda tecnica), un vitigno particolarmente caro a Manuela, perché le ricorda le sue origini veneziane. In bocca è consistente, pieno, caldo e tuttavia armonico e elegante. Nel bicchiere è di un rosso intenso e profondo e al naso si avventono subito profumi di caffè, cacao e toni speziati. Si beve bene pasteggiando, soprattutto con carni rosse o selvaggina, formaggi stagionati ma anche dessert al cioccolato. Quegli individui edonistici e goderecci che furono gli Etruschi l’avrebbero bevuto con estremo piacere, di questo ne siamo sicuri. La produzione del nostro Sucano è limitata e si attesterà su 10.000/15.000 bottiglie all’anno. Nella primavera del 2006 abbiamo piantato inoltre un ettaro scarso di viognier, e Hellmuth non vede l’ora che il vino sia pronto per abbinarlo ai suoi amati crostacei e al pesce in tutte le variazioni. Alla Madonna del Latte produciamo anche uno splendido olio di oliva con un bassissimo grado acidità (0,18%), purtroppo in quantità così ridotte da non poter essere commercializzato. Dalle nostre vinacce Vittorio Capovilla ha distillato in quel di Bassano una morbida grappa che profuma di uva sultanina.
Azienda Vitivinicola Madonna del Latte |
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